Favola della buonanotte: il mirtillo che non cresceva mai


C’era una volta, vicino ad un laghetto di montagna, una distesa di piante di mirtilli, dove si diceva crescessero i frutti più buoni del mondo. Tra tutte queste piante ce n’era una, in particolare, sempre carica di grossi e succosi mirtilli blu. Ogni giorno i bambini che andavano in gita al lago, ed erano molti, si fermavano a raccogliere i suoi frutti e ogni giorno la pianta, orgogliosa del proprio successo, ne faceva nascere di nuovi, sempre migliori.

Da parte loro, i mirtilli facevano a gara per farsi scegliere per primi e cercavano di mettersi in mostra il più possibile: infatti per loro, come per tutta la frutta, non vi è destino più bello che rendere felici i bambini con il loro gusto dolce. Essere scelti e, meglio ancora, essere mangiati non appena colti, era per i frutti un grande onore.

I mirtilli più piccoli attendevano con trepidazione il momento in cui sarebbero stati grandi abbastanza per finire nelle manine dei bambini e non vedevano l’ora di crescere: per questo facevano di tutto per accaparrarsi i posti migliori sui ramoscelli, quelli più luminosi ma freschi, così sarebbero rimasti pieni di succo dolce.

Su quel cespuglio c’era anche un piccolo mirtillo, che tutti prendevano in giro. Ogni giorno compiva sforzi colossali per scansare le foglie che lo coprivano, ma erano troppe e troppo fitte e quando finalmente raggiungeva una buona posizione il sole era già al tramonto, troppo debole per scaldarlo e maturarlo a dovere. Così rimaneva piccolo, mentre gli altri crescevano. Le rare volte in cui, ormai a pomeriggio inoltrato, alcuni bambini lo vedevano ed erano sul punto di coglierlo, si fermavano e lo lasciavano lì, dicendo “No, tu sei troppo piccolo e non sei lucido. Forse sei addirittura aspro, resta qui a maturare ancora un po’”.

Così il tempo passava. Millo rimaneva minuscolo e i bambini non lo raccoglievano, attratti dai suoi fratelli molto più grandi. Ogni giorno Millo diventava sempre più triste e si sentiva sempre più solo, all’ombra della sua foglia. Aveva perfino rinunciato a cercare di raggiungere la luce del sole, certo che per lui non vi fosse speranza alcuna di essere colto e mangiato.

Un giorno, verso la fine dell’estate, passò di lì un gruppo di bambini venuti apposta per raccogliere i fruttini. Raccoglievano tutti quelli che trovavano, facendo a gara per riempire per primi i propri barattolini, e avevano cura di non lasciare nemmeno un frutto sui cespugli.

“Che bello!” pensò Millo “finalmente è il mio momento, anche io verrò raccolto e mangiato e renderò felice un bambino”. E si protendeva, cercando di mettersi in mostra il più possibile.

Un bambino allungò la manina e lo staccò dalla foglia. Avvicinò Millo al viso e lui era pronto ad essere divorato, ma il bambino si fermò con la mano a mezz’aria.

– Oh, tu proprio no! – esclamò, guardandolo con aria disgustata – sei piccolo e rinsecchito, scommetto che non hai succo e che fai proprio schifo. Non ti voglio!

E lo lasciò cadere a terra.

Scese la sera. Tutti gli altri mirtilli erano stati raccolti e portati via, i bambini erano ormai lontani e Millo era rimasto solo, abbandonato in mezzo ai fili d’erba. Piangendo rotolò via, lontano da quel luogo triste dove nessuno lo voleva.

Scalò sette montagne, attraversò sette fiumi e superò sette pianure. Millo era sfinito quando finalmente decise di fermarsi: nessuno lo aveva mangiato, nemmeno gli animaletti più affamati che aveva incontrato nel suo lungo viaggio. Aveva caldo e si sentiva molto triste e stanco. Così, trovato un angolino tranquillo e riparato dal sole, decise che si sarebbe lasciato morire e sprofondò nel terreno.

Passò l’autunno, passò l’inverno e arrivò la primavera. Nel luogo dove Mirtillo si era fermato nacque un piccolo arbusto. Nessuno passava mai di lì, così le persone del villaggio vicino non fecero caso a quella piccola pianta di una specie che non avevano mai visto.

L’estate era ormai inoltrata quando un giorno una bambina passò da quelle parti. Era il suo compleanno e la mamma le aveva chiesto di andare a cercare lamponi e fragole per la torta che le stava preparando. La bambina camminava lentamente, guardandosi attorno con attenzione per non lasciarsi sfuggire nemmeno un frutto. Vide un cespuglio di un tipo che non aveva mai visto, pieno di minuscole bacche blu. La mamma le diceva sempre di non raccogliere e soprattutto non mangiare ciò che non conosceva, ma era una bambina curiosa. Prese dallo zainetto uno dei barattolini per la frutta e lo riempì di quelle palline blu che rotolavano da tutte le parti e che tingevano le mani di viola. Avevano un profumo dolcissimo, ma non osava assaggiarle per timore che fossero velenose.

Quando tornò a casa, la mamma le disse che non aveva mai visto quei frutti e che non sapeva se fossero buoni o no. La mandò dalla nonna, ma nemmeno la nonna seppe aiutarla. Allora la bambina andò dalla vecchietta che viveva nella casetta al limitare del bosco, che si diceva avesse cent’anni e che sapeva ogni cosa.

– Fammi un po’ vedere, bambina mia – le disse quando arrivò con il suo barattolino di frutti blu – ma questi sono Mirtilli! Li ho visti solo una volta, tanti e tanti anni fa, in un posto molto lontano da qui. Il cespuglio da cui li hai colti era piccolo e basso? Sì? Allora coraggio, assaggiali!

La bambina chiuse gli occhi e prese uno di quei “mirtilli”. Che sorpresa! Non si aspettava che un frutto così piccolo potesse essere tanto dolce e succoso e ben presto divorò tutti quelli che aveva portato con sè.

Il giorno seguente tornò al cespuglio e con sua grande sorpresa vide che era già carico di nuovi frutti, e così per tutta l’estate. Da allora quel cespuglio fu sempre carico di mirtilli dolcissimi, così che tutti i bambini  potessero coglierne a volontà.